| A
favore della Giustizia e della Vita ... il racconto di una Suora Salvatoriana: |
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| La
storia di un’immigrata: La giustizia è un diritto, ma viene
troppo spesso calpestato, come nel caso di una collaboratrice domestica
dello Sri Lanka, che aveva avuto la sfortuna di arrivare incinta nel nostro
Paese. Facendo conoscere il suo stato, aveva provocato
la reazione violenta del suo datore di lavoro e del suo agente. Qualche
tempo dopo nacque il bambino. Il datore di lavoro non aveva mai retribuito
la donna per il suo lavoro, e tantomeno aveva chiesto il regolare permesso
di lavoro in base al visto d’ingresso. Così lei ed il suo
bambino erano diventati dei clandestini, assoggettati ad una multa giornaliera
di ca. US$ 3 a persona. La donna lasciò la casa del datore di lavoro
in cerca di aiuto per poter tornare in patria. Con il neonato andò
di casa in casa, bussando finalmente alla porta di un Centro della Caritas,
che però non potè offrire un aiuto immediato. Intanto le
nostre Suore provvedevano ai pannolini, al latte ed alle necessità
più urgenti. Il suo agente, vero responsabile di questa vicenda,
portò madre e neonato in un centro vicino alla città, dove
furono praticamente trattati come prigionieri. Nel frattempo la Caritas
aveva fatto un appello al governo iniziando anche una pratica giuridica,
mentre le Suore continuavano a far visita alla donna, rendendosi conto
della situazione disperata e poco rassicurante. |