A favore della Giustizia e della Vita ...
il racconto di una Suora Salvatoriana:
 

La storia di un’immigrata: La giustizia è un diritto, ma viene troppo spesso calpestato, come nel caso di una collaboratrice domestica dello Sri Lanka, che aveva avuto la sfortuna di arrivare incinta nel nostro Paese. Facendo conoscere il suo stato, aveva provocato la reazione violenta del suo datore di lavoro e del suo agente. Qualche tempo dopo nacque il bambino. Il datore di lavoro non aveva mai retribuito la donna per il suo lavoro, e tantomeno aveva chiesto il regolare permesso di lavoro in base al visto d’ingresso. Così lei ed il suo bambino erano diventati dei clandestini, assoggettati ad una multa giornaliera di ca. US$ 3 a persona. La donna lasciò la casa del datore di lavoro in cerca di aiuto per poter tornare in patria. Con il neonato andò di casa in casa, bussando finalmente alla porta di un Centro della Caritas, che però non potè offrire un aiuto immediato. Intanto le nostre Suore provvedevano ai pannolini, al latte ed alle necessità più urgenti. Il suo agente, vero responsabile di questa vicenda, portò madre e neonato in un centro vicino alla città, dove furono praticamente trattati come prigionieri. Nel frattempo la Caritas aveva fatto un appello al governo iniziando anche una pratica giuridica, mentre le Suore continuavano a far visita alla donna, rendendosi conto della situazione disperata e poco rassicurante.

Ecco il miracolo: Durante la nostra riunione regionale, questa storia è stata raccontata alle altre Suore. Dopo aver parlato a lungo del ruolo delle Salvatoriane a favore delle donne, una Suora ebbe un’ispirazione proponendo di trasformare parole in fatti. Raccogliendo il denaro per pagare la multa per violazione delle normative sull’immigrazione, potevamo far tornare a casa questa donna con il suo bambino. Le Suore decisero di dividere le spese. Questo accadeva nel mese di Agosto. Passarono altri due mesi con numerose visite all’ufficio immigrazione, alla stazione di polizia ed all’agente, ma infine il caso fu chiuso dopo il pagamento della pesante multa al governo. La donna fu posta sotto la custodia della polizia, che la mise in vari istituti di detenzione per arrivare finalmente in una prigione femminile. Ad Ottobre arrivò il momento della partenza. Una delle nostre Suore andò all’aeroporto, dove fu testimone di una scena incredibile. Come comuni criminali la donna ed il suo bambino arrivarono all’aeroporto, scortati da cinque poliziotti – di cui uno teneva in braccio il neonato che strillava con tutte le sue forze. Quando la Suora cercava di dire addio alla donna, un poliziotto con fare agressivo, la strattonò e le disse di andar via, mentre alla donna fu vietato di pronunciare una sola parola. Tutto ciò accadde nella sala-partenze - davanti agli occhi di tutti! Per colmo di sventura la donna dovette abbandonare i pochi averi personali, restando con una sola busta di plastica.

Questo palese esempio di violazione dei diritti umani non è certamente un caso isolato, anzi succede spesso. Questo racconto ha come protagonista una povera donna immigrata - senza voce e senza possibilità di difendersi.
To learn more about what Salvatorians are doing to help eliminate the trafficking of women and children visit the web site on slavery on the links page (under USA).